Interface Areas è il nome dato a quelle zone, presenti nei centri urbani più grandi dell’Irlanda del Nord, dove le comunità di nazionalisti/cattolici e di unionisti/protestanti vivono vicini ma isolati. Queste aree vengono definite come “l’intersezione delle zone residenziali della classe operaia (nazionalista e unionista) polarizzata e segregata. Le interface areas sono caratterizzate, spesso ma non sempre, dalle cosiddette peace lines o peace walls.”
I primi muri furono l’evoluzione delle barricate innalzate durante i periodi di violenti scontri nel 1969, i Troubles. Furono costruiti come strutture temporanee, destinate a durare al massimo sei mesi. Nel tempo invece furono sostituti con muri più alti, più resistenti e più lunghi. Alcuni furono costruiti anche dopo il trattato di pace del Good Friday Agreement (1998).
Anche esteticamente subirono un cambiamento graduale nel tempo. Dal grigio del metallo si passò a muri di mattoncini rossi e recinzioni colorate, spesso decorati con alberi e arbusti nel tentativo di renderli esteticamente più gradevoli.
Queste barriere, ora, caratterizzano a tutti gli effetti il paesaggio urbano.

Lungo il confine tra i due stati, Irlanda e Irlanda del Nord, esiste, invece, una discontinuità nazionale ufficialmente riconosciuta: la frontiera irlandese è lunga 499 km, passa attraverso migliaia di campi, strade e sentieri, fiumi, laghi e un centro abitato (Pettigoe).
 Da vent’anni il confine è diventato invisibile. Unico indizio per riconoscere il passaggio da uno Stato all’altro sono i segnali stradali di limite di velocità: in chilometri in Irlanda, in miglia in Irlanda del Nord. Come ogni confine nazionale è portatore di un valore simbolico identitario forte ma in una forma invisibile, assente nel paesaggio.

(Northern Ireland, 2017 - ongoing)





Borderland, a selfpublished funzine  about border and walls in Northern Ireland.